Non siamo isole.
Siamo fatti di relazioni.

“Per molti versi, i pazienti di Freud vivevano in un mondo più semplice del nostro, un mondo in cui un significato personale autentico non doveva essere così individualmente plasmato, così faticosamente conquistato. Oggi chiediamo di più ai nostri pazienti e, necessariamente, dobbiamo chiedere di più a noi stessi.”

— Stephen A. Mitchell
Influence and Autonomy in Psychoanalysis (1997), p. 62 (trad. it.)

Per molto tempo la psicologia ci ha raccontato che la mente è un “apparecchio” isolato dentro la nostra testa. Se si rompe, vai dal tecnico.

L’approccio relazionale capovolge questa prospettiva. Noi diventiamo chi siamo attraverso le relazioni, fin dal primo giorno. In colloquio non porto una tecnica neutra, porto una relazione nuova, reale, che ci permette di riscrivere i copioni che ti tengono bloccato.

“La salute è la capacità di rimanere negli spazi tra realtà diverse senza perderne alcuna. Questo è quello che ritengo significhi accettazione del sé e quello che sia la creatività – la capacità di sentirsi uno in molti.”

— Philip J. Bromberg
Clinica Del Trauma e Della Dissociazione (2007), p. 116

Spiegare tutto questo a parole a volte è limitante. Per farti capire cosa intendo per “stare nella relazione”, ho scelto tre contenuti che ne parlano usando stili, modi e prospettive diverse.

Podcast

Agloe e il Testimone

La storia di Agloe, una città immaginaria diventata reale solo perché qualcuno è andato a cercarla.

Ho scelto questa storia perché noi funzioniamo allo stesso modo: non basta esistere, serve essere visti. L’identità non è un fatto privato, ma un luogo che prende forma nello sguardo di un testimone.

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Brano

Rizoma — Queen of Saba

Il rizoma non ha centro, cresce in ogni direzione connettendo punti inaspettati. È l’immagine perfetta della mente relazionale: non una linea retta, ma un intreccio vivo di possibilità. Ascoltarla ci ricorda che non siamo fatti per stare soli, ma per espanderci verso l’altro.

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Locus Desperatus
📖 Lettura

Locus Desperatus

“Senza le mie cose io non sarei stato più io, e senza di me loro non sarebbero state più loro.”

Michele Mari ci accompagna in un viaggio ipnotico nella memoria custodita dalle cose. Un’opera che ci ricorda quanto i nostri oggetti non siano semplice materia inerte, ma frammenti della nostra identità che chiedono cura, ascolto e una relazione viva per non andare perduti.

Scheda del libro →

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Ogni cambiamento inizia con un primo passo. Se ti riconosci in queste parole o senti il bisogno di uno spazio tutto per te, sono qui per ascoltarti.

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